I Padri della Chiesa raccontano che Gesù di Nazareth è venuto tra gli uomini in figura “vile e dispregevole”, per sancire il primato della bontà sulla bellezza, dell’etica sull’estetica. Eppure, alle soglie della Modernità, gli artisti rinascimentali rappresentano il Cristo incarnato come un Dio greco: alto, bello e muscoloso. È un passaggio simbolico di fondamentale importanza. Della bellezza dei corpi scava nel passato per spiegare il presente: anche oggi, i personaggi dello sport e dello spettacolo sono idolatrati per le loro capacità atletiche e il loro aspetto fisico, si assiste a una continua esibizione di corpi perfetti sui media per veicolare messaggi pubblicitari e molte persone comuni dedicano gran parte del tempo alla “manutenzione” e all’esibizione del proprio corpo. C’è chi parla di deriva edonistica della società occidentale, ma il culto della bellezza corporale può anche essere interpretato come un ritorno alle radici, come un risveglio della sensualità pagana.
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Over thousands of years, human beings have built habitats in response to their increasingly complex needs. The ultimate form of these habitats is the modern city: a feat in which the benefits are self-evident. However, the city has grown into a paradoxical phenomenon. Providing for the present compromises the ability to provide for the future.
The unidirectional metabolism of the city is consuming the world’s resources and disrupting the climate system at a rate that is not sustainable. Cities need to undergo profound physical and systemic changes if they are to provide for the future needs of human beings.
This book critically examines the implication of the environmental crisis on conventional methods of urban development and architectural thinking. In contention with conservative ‘green’ building schemes, this work undertakes a radical and systemic renegotiation of environmental, population, and life-quality issues in architecture and urban design.
Is Artificial Intelligence qualitatively different from other means of economizing the use of labor? Are we on the edge of a jobless society? If yes, are we ready for it? These are a few of the questions discussed in this collection of academic works. This book traces a brief history of the concept of technological unemployment; proposes a short-term scenario analysis concerning the relations between automation, education, and unemployment; analyzes the most recent literature on social robotics; examines the possible futures generated by the development of intelligent machines; shows the relation between automation and unemployment in an Italian case study; considers the impact if machines become effective pursuers of knowledge or even conscious; and addresses the role of serendipity in the development of science and technology.
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La battaglia di Venezia potrebbe richiamare alla memoria ben più lontane e famose battaglie, come la Battaglia di Lepanto. In realtà, il titolo è preso in prestito da una più recente “battaglia navale” contro l’ingresso delle grandi navi nella laguna di Venezia. Anche in quest’occasione, sono due culture a scontrarsi. La posta in palio è la stessa città di Venezia.
La battaglia di Venezia nasce da due lectures riguardo alcune importanti città europee.
Vincenzo Latina e Francesco Venezia sono stati invitati per immaginare e descrivere un viaggio narrativo trasversale fra attualità e storia, architetti e architetture…
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La disoccupazione tecnologica è un problema di cui si discute da almeno due secoli. Finora il pericolo di una disoccupazione di massa dovuta al progresso tecnologico è stata scongiurata grazie alla riduzione dell’orario di lavoro, allo sviluppo dell’istruzione pubblica e alla nascita di nuovi settori dell’economia. Gli studi raccolti in questo volume si chiedono se la comparsa di computer e robot di nuova generazione, che mostrano un comportamento sempre più simile a quello degli esseri umani, se non addirittura sovrumano, non ci stia portando verso un punto di non ritorno che ci lascerebbe poche vie d’uscita. A complicare la situazione c’è la scomparsa dell’idea stessa di politica sociale e industriale, sancita dal dominio del paradigma neoliberista. Una delle proposte in campo per ovviare al problema della disoccupazione tecnologica è il reddito di cittadinanza. È una soluzione che permetterebbe di evitare derive luddiste e allo stesso tempo di distribuire più equamente i vantaggi offerti dalla rivoluzione robotica. Ma siamo davvero pronti ad affrontare questa trasformazione radicale della società?
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Quello che avete tra le mani in questo momento non è un semplice libro: è un manifesto, una chiamata alle armi, una controversa disamina sullo stato dell’arte riguardo la lotta all’invecchiamento. Nel 2007, quando questo testo venne pubblicato per la prima volta in inglese dalla St. Martin’s Press di New York, con il titolo Ending Aging, le reazioni furono decisamente polarizzate: da un lato, le voci contrarie si opponevano in modo talmente forte alle idee contenute in questo testo da essere oggetto di un forte interesse politico negli Stati Uniti. Dall’altra però, riuscì ad avvicinare migliaia di persone in tutto il mondo al dibattito legato alle possibilità che la scienza può offrire al genere umano. Al tempo, Aubrey de Grey presentò ad un pubblico generalista una tesi allo stesso tempo sconcertante e provocatoria: il nostro corpo non ha una data di scadenza, e, attraverso la scienza, può virtualmente vivere per sempre. Non solo: la vecchiaia è una malattia che, proprio come la poliomelite, può essere sconfitta. L’elisir di eterna giovinezza potrebbe trovarsi, tra qualche anno, tra le mani di qualche scienziato…
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Che cos’è un corpo? Prima ancora di rispondere a questa domanda, Topie Impitoyable cerca di capire cosa voglia dire porsi un simile interrogativo. Questo libro si propone, infatti, di mettere in dubbio ogni luogo comune riguardo quello strano assemblaggio materiale qual è il corpo e il suo rapporto con ciò che lo circonda. Un rapporto che si consuma attraverso gli oggetti, le atmosfere e gli altri corpi intorno ad esso: occasionali o ricercati che siano, da tali rapporti emerge una lettura politica che condiziona ogni singola relazione.
Le tre scale qui analizzate, quella dell’abbigliamento, quella delle mura e quella della strada, non dovrebbero in nessun caso essere progettate come elementi tra loro separati. Ad ognuna di queste scale corrisponde una immagine, una momentanea colta da un flusso di eventi che questo libro vuole narrare. Dalla felpa indossata da Traycon Martin quando venne ucciso, alle strade di New York durante la manifestazione di Occupy Wall Street, passando per le mura dell’apartheid palestinese, questo libro si sviluppa in una serie di esempi che illustrano l’ipotesi secondo la quale corpi e oggetti di ogni dimensione non possono che intessere tra loro rapporti politici.
Organizzato in quattro capitoli e illustrato da Loredana Micu, Topie Impitoyable svela al lettore l’intrinseca violenza che si nasconde dietro ogni forma di spazio, sia esso quello occupato dal nostro corpo, che quello urbano.
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Nella società in cui viviamo oramai è tutto monitorabile, controllabile. Chiunque può essere e deve essere considerato come un portatore di informazioni e di dati che vengono costantemente osservati, studiati, conservati e poi trasformati in capitale. Nella società in cui viviamo gli NFT (e di conseguenza la blockchain e i token) sono la rappresentazione esatta di questo cambiamento radicale.
NFT: No_FuTure è un libro nato dalla collaborazione tra il collettivo Nuovo Abitare e D editore, un libro critico che ha l’intento di esporre gli
aspetti negativi di questo nuovo mondo. In un formato ottimizzato per lo schermo del cellulare, NFT: No_FuTure è gratuito e liberamente scaricabile dalla pagina di D editore e sul sito di Nuovo Abitare.
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